giovedì 17 aprile 2014

Capitan America: the Winter Soldier - la recensione!



ATTENZIONE S.P.O.I.L.E.R.!!
In questo periodo non riesco molto ad andare al cinema a vedere i film di fantascienza. Mi sono perso Oblivion e Ender's game, ma nulla per ora mi ha impedito di vedere tutti i film della saga degli Avengers.
E anche questo film su Cap, come il secondo su Thor, è un gran film!
Tensione a mille in molti momenti del film e soprattutto si è sempre lì con una domanda in testa: ma come va a finire? E questo è il fulcro di una storia ben costruita.
L'unico dubbio che mi rimane è: ma chi vede questo film senza aver visto i precedenti ci capisce qualcosa??
Faccio anche questa rece per punti, mi viene meglio:
1- Trama: Nick Fury con l'aiuto di Cap e soci (che vediamo al punto 2), scopre che lo Shield è una copertura per L'Hydra, la sezione segreta dei nazisti 8per altro portati in america proprio dagli Alleati dopo la WWII). E questa organizzazione vuole usare le risorse dello Shield per creare un Nuovo Ordine Mondiale, usando 3 nuovi helicarrier (+ alcuni satelliti) che dall'alto eliminino ogni "persona non gradita".
Alla fine ovviamente l'Hydra/Shield verrà distrutto (non del tutto ma almeno il suo nucleo centrale) e i suoi segreti resi pubblici.
2- Gli eroi a fianco di Fury, oltre a Cap, sono: la prima agente Carter, la Vedova Nera, il veterano Falcon, l'agente Hill (che andrà alla Stark Industries), l'agente 13 (che andrà alla CIA).
3- Altri personaggi /supereroi che compaiono nel film: Winter Soldier/ Bucky, Batroc, Rumlow/Crossbones,Iron Man (solo citato più volte), Dr. Strange (solo citato), Barone Von Strucker, Quicksilver, Scarlet e c'è pure lo Scettro di Loki che questi ha perso negli eventi del primo film degli Avenger. Ora l'oggetto appare in possesso del Barone.
Nota negativa: a parte gli ACDC per Iron man, mi pare manchi una musica che identifichi tutti i film legati alla saga degli Avengers.
Nota positiva: scusate ma qui si ci troviamo di fronte al più grande progetto cinematografico e non solo del genere fantastico. Con buona pace di Star Wars/Trek...^_^
Attendo con impazienza i prossimi capitoli.
By Sanchez

venerdì 4 aprile 2014

Dario Tonani: Mondo9 e gli altri universi arrugginiti!



Milanese classe 1959, laurea in Economia Politica all’Università Bocconi, lavora come giornalista nella redazione di importanti testate motoristiche: prima Quattroruote, poi Ruoteclassiche. Appassionato di science fiction, horror e noir, inizia a pubblicare i suoi primi lavori negli anni ‘80.
Escono poi parecchi racconti su varie testate e arriva ad un primo grande traguardo con la saga dei “+Toon” pubblicata su Urania. Ma il vero “botto” arriva con il racconto Cardanica, pubblicato in ebook dalla 40k, e tradotto in inglese viene acclamato dai lettori in Usa.
A questo punto seguono altri 3 racconti ambientati nello stesso universo di Mondo9 e quindi uniti in un “fix-up”, vengono pubblicati in cartaceo e in un unico libro (di cui trovate la recensione entusiastica di Fabio).
Ora sta uscendo il secondo blocco di racconti che verranno riuniti nel seguito del primo libro. Il successo è già tale da essere tradotto persino in giappone!
Bene, dopo una lunga ma doverosa introduzione veniamo a noi.

F&C: Ciao Dario e grazie per il tempo che ci stai dedicando. La prima domanda viene spontanea:
come ti è arrivata l’ispirazione per Mondo9?
Ciao e grazie a voi per l’ospitalità! L’idea originaria era quella di costruire una storia su una sorta di “astronave” ante litteram, a bordo della quale tutto scimmiottasse le funzioni di un veicolo ultratecnologico, pur trovandoci su una carretta delle sabbie. La mia “Robredo” di rude metallo arrugginito avrebbe potuto benissimo essere di legno, e all’inizio pensai proprio che potesse essere così…

F&C: come lavori quando scrivi? Organizzato o caotico?
Un caos sotto controllo: niente scalette, pochi appunti disordinati, un’idea vaga del prosieguo della storia…

F&C: un’opera di fantascienza che tutti gli aspiranti scrittori di questo genere dovrebbero leggere? (oltre al prontuario di Forte^_^?)
Ci sono tanti libri che ho adorato; il mio augurio per tutti gli “aspiranti scrittori” (ma che brutta definizione!) è che incontrino presto il romanzo o l’antologia capace di scuoterli in profondità e di animare il loro fuoco. Tutto sarà più facile da allora. Quanto a me, tre titoli su tutti: “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury, “Dune” di Frank Herbert e “La strada” di Cormac McCarthy… Manuali e prontuari? Utili, ma la formazione vera sta altrove. Leggendo. E battendo sulla tastiera.


F&C: come mai hai scelto lo steampunk? (non mi convincono molto le distinzioni letterarie di genere).
Detesto anch’io le etichette, l’unica “ricetta” in cui sento profondamente di riconoscermi è l’ibridazione, la contaminazione, il crossover tra generi attigui. Lo steampunk? Estetica, ma anche un’approssimazione tutto sommato accettabile per un romanzo “fix-up” in realtà a cavallo di diversi generi: fantascienza, horror, weird, persino fantasy.

F&C: Infezioni e morbi che portano l’uomo a diventare una macchina: ci spieghi in modo più approfondito quest’idea?
Quello della contaminazione è un concetto che declino spesso anche nei miei plot, un mio vecchio pallino: uomo/macchina, uomo/cartoon, carne/metallo, creatura biologica/essere artificiale... Alla base c’è quasi sempre un arricchimento, mai una perdita; questo “accrescimento”, alla prova dei fatti, viene però vissuto dai personaggi in modo molto “umano”: come un ridimensionamento insopportabile, una limitazione alla loro identità originaria, un rimanere a mezza strada. E quindi in modo tormentato e doloroso. Da qui, la cupezza di quasi tutte le mie opere.

F&C: come ci si sente, non solo ad essere uno scrittore di successo, ma un “creatore di mondi”??^_^
Penso spesso che non sia tanto la storia a darti la gioia della creazione, quanto i personaggi che la popolano. Creare un protagonista – ma lo stesso potrei dire di un… mondo – che sia in grado di aprirsi un varco nel cuore dei lettori è quanto di meglio possa fare uno scrittore. Se riesci in quest’impresa, puoi dire di avere svolto davvero il tuo compito al meglio, indipendentemente da tutto il resto. Quando creai il personaggio di Gregorius Moffa ne “L’algoritmo bianco” (Urania 1544, 2009), molti lettori mi scrissero che avrebbero voluto leggere altro con quel protagonista e che un po’ di lui se lo sentivano dentro. Ebbene, provai una sensazione che non mi era capitato di avvertire neppure dopo storie riuscite e apprezzate.

venerdì 28 marzo 2014

Gundam: un paio di notizie!


Brevissimo post per segnalarvi un paio di notizie apparse qualche giorno fa sul blog degli amici di GundamUniverse (grazie Debris!):
1- beccatevi questo bel lavoro di un fan:
Rx78-01
2- per il 35mo anniversario della saga di Gundam sono previste 2 serie nuove e il finale di Unicorn:
RISE!
By Sanchez

martedì 4 marzo 2014

GLENN COOPER: Intervista con l'autore di bestseller!

(Intervista in italiano segue, in seconda pagina, quella in inglese)

Glenn Cooper is a unique, best-selling author as well as his life is not ordinary. In his biography we read that in addition to a degree in archeology with the highest grades at Harvard, he was also involved in medicine (PhD) and then of biotechnology. Everything always with success. In media he is also a screenwriter and film producer. Now he is a writer and editor.
On the occasion of the release of his latest novel, "Il Calice della vita," I have the honor and the burden to interview him for you.

F&C:Glenn Hello and welcome on my blog. Reading your biography the first thing I thought was "wow, but they should make a movie about a person so interesting!". And maybe we would see well as actor Tom Hanks ... what do you say?
G: I wouldn’t want to see such a boring movie!

F&C:Let's start! It 'just came out in the bookstore "Il Calice della vita”, why did you choose the theme of the Grail? You have been guided by a "vision" as for the “La Biblioteca dei Morti”? Or is there another reason?
G: Written in the 15th century by an English knight, Le Morte D’Arthur was my inspiration for Il Calice della Vita. When I first bought a copy at the age of thirteen, I was drawn to it by the cover of the book illustrated with a splendid knight on horseback. It wasn’t a school assignment. It was pleasure reading, pure pleasure, I might add. I suppose it was the Harry Potter book of its time and I didn’t care or didn’t appreciate how the story jumped around haphazardly or how repetitive and contradictory the sections were to each other.  What drew me in from the first to the last page was the fabulous imagery of chivalry and daring, of Camelot, of Lancelot and the knights of King Arthur’s round table, pure-of-heart, fighting demons and evil, for honor, for love, for their quest: the Holy Grail. In retrospect, it was my first thriller, and though I would soon find James Bond and science fiction, Le Morte D’Arthur stuck with me and I suppose it was inevitable that I would write about that book and the Grail one day.

F&C: And how did you choose to tell the story of Thomas Malory? What attracted you to this character?
G: Thomas Malory was a 15th century English knight who grew up immersed in chivalry but was accused of the most unchivalrous of crimes. It was that picture of contrasts that attracted me to his character – that plus the fact that he wrote one of the definitive books of Arthrurian tales. Malory was charged with an assortment of unsavory crimes including theft, grievous bodily harm, and rape. Historians believe that these were absurd and trumped-up charges against a knight bound by the code of chivalry, and it seems likely that they were leveled against him by political and social rivals. Nevertheless, he languished in prisons for many years and escaped, mentally at least, by turning to his love of Arthurian literature into his own version of the fabled knights and their Grail quest. He likely had some access to the great French editions of an earlier era as source material, but he essentially wrote a series of short stories under great physical and emotional duress which after his death were woven together into a book by the London printer, William Caxton.

F&C:In this novel, the main theme is the intersection between science and religion. Now, imagine that you are convinced (like me), that evolutionary theory has a solid scientific basis: however, is there some element of weakness in this theory?
G:  I enjoy writing about the intersection between science and religion, and especially I like to imagine scenarios where traditional religious beliefs might have a scientific explanation. This is the “big” theme of Il Calice Della Vita. As to evolution as a theory, I think it has no scientific weaknesses at all! Darwin was correct.

F&C: I see that in your stories there is always a link between past and present: Do you like time-travel? ^ _ ^
G: I would love to travel in time. Can you imagine the historical questions which could be answered? If I could only make one trip I suppose it would be to Elizabethan England, the time of Shakespeare, to see one of his plays performed at the Globe Theater. How great would that be?

F&C: Speaking of time travel, and my blog is oriented sci fi, do you think in the future to write a science fiction novel? I read that you are an admirer of the master Bradbury ...
G: Ray Bradbury was one of my favorite authors when I was growing up. Isaac Asimov too. As a matter of fact I have recently completed a new novel which is in the fantasy/sci-fi genre. It will be published in Italy at the end of this year. I won’t say more about it now but I hope my fans will enjoy it.

F&C: Is It true that you are used to read hundreds of books before and during the writing of a novel to inform you as much as possible on the object of your search? Why your novels seem to me to also research on the major issues of life, not only great entertainment, is that correct?
G: I enjoy doing historical research for my books. For Il Calice Della Vita I read all or part of about 250 history books. But it’s also true that I like to use my books to explore more than history. Each of my books is an exploration into a broad philospohical or religious theme – predestination, the nature of good versus evil, the intersection between science and religion.

F&C: Can you tell us a quality that you have, one that should have all the writers and advice for anyone who has not yet been posted.
G : That’s easy. It’s perserverance and stubbornness. To write, you have to constantly fight against the obstacles to publishing. Too many good writers stop writing when they experience failure. If you believe in yourself you have to keep working to improve your craft. If might take years or decades to get published and read so don’t give up!

I thank Glenn for the sympathy and the absolute willingness, perhaps even these are qualities that must be a great storyteller!


giovedì 6 febbraio 2014

Illustrare la fantascienza: il sito di Franco Brambilla!


Il brevissimo post di oggi è dedicato all'opera di Franco Brambilla, disegnatore che ho intervistato con piacere l'anno scorso:
Intervista a Franco Brambilla

Trovate le fantastiche illustrazioni dell'amico Franco nel suo sito
francobrambilla

che da oggi trovate anche nei Link amici nella colonna di destra.
Rifatevi gli occhi!
By Sanchez


lunedì 27 gennaio 2014

Mecha Design 5

Concludo il viaggio nel mecha design (http://fantascienzaeco.blogspot.it/2014/01/mecha-design-4.html) con una doverosa citazione a tre autoridi quei super-robot che all'inizio avevo escluso dalla trattazione (infatti l'intenzione era quella di parlare solo dei mecha con design pseudo-relistico). Ma è impossibile non parlare dei seguenti artisti.
Il primo è lui, Go Nagai, ovvero colui che per primo ha introdotto i robot negli anime. Non ditemi che non avete mai sentito parlare di Goldrake e Mazinga??
...ecco appunto...


Il secondo autore che devo menzionare è Leiji Matsumoto. Arcinoto autore di opere come Star Blazers e Capitan Harlock, entrambe con un "mecha design" delle astronavi molto particolare e ben definito, iconico mi verrebbe da dire, è anche autore di quel bellissimo Danguard Ace che è un pò al confine fra le due categorie di robottoni.

Ultimo di questo breve viaggio è colui che ha ravvivato l'interesse alla presenza dei robottoni negli anime, si tratta di Hideaki Anno con il suo Evangelion.

Bene è tutto, forse davvero, stavolta!^_^ In effetti ci sono tantissimi altri autori da citare, ma limitiamoci ai più importanti...che dite?
Se avete qualcosa da suggerire o aggiungere siete i benvenuti!
By Sanchez